MICHELE E IL PORTAFORTUNA - LA

SICUREZZA HA POCO A CHE FARE CON LA BUONA SORTE

MICHELE E IL PORTAFORTUNA - La sicurezza ha poco a che fare con la buona sorte

Quando ho acquistato la macchina nuova - ok, era usata, ma in condizioni eccellenti - ho chiamato con non troppo preavviso mio padre e gli ho detto di prepararsi, che l’avrei portato a fare un giro. E cos’ha fatto lui? Prima di salire in macchina mi ha consegnato un vecchio ferro di cavallo arrugginito “da mettere sotto il sedile del guidatore”, ha detto, “proprio come quelli che usavano sui veicoli militari. Secondo te perché non ho mai fatto incidenti?”.

MICHELE E IL PORTAFORTUNA - La sicurezza ha poco a che fare con la buona sorte

Ho acconsentito solo per non generare discussioni, che tanto un oggetto del genere non può certo fare danni, ma quando ho potuto parlargli senza distrarmi dalla guida, gli ho spiegato che io sinceramente preferisco affidarmi a fattori meno aleatori di un portafortuna, per quanto riguarda la sicurezza: e poi non sono superstizioso, mi sembra irresponsabile e vagamente medievale affidarsi al caso. Lo dico perché le poche volte che ho avuto dei guasti è stato per inesperienza, e visto che non posso controllare il comportamento degli altri - non sempre impeccabile, per usare un eufemismo - adesso so che sono io che devo stare attento.

MICHELE E IL PORTAFORTUNA - La sicurezza ha poco a che fare con la buona sorte

Infatti anche questa macchina, per prima cosa l’ho portata da Renato, il mio meccanico di fiducia: ero presente mentre l’ha ispezionata da cima a fondo, e ha concluso che “se li porta proprio bene, i suoi chilometri, questa signorina”. Gli ho risposto che il precedente proprietario doveva avere la mia stessa buona abitudine di fare un check up di routine ogni 4 o 5 mesi, perché ci sono problemi che magari sfuggono all’elettronica. Io, poi, una volta al mese cerco di controllare personalmente i livelli dei liquidi e la pressione dei pneumatici, che con tutti gli spostamenti che devo fare non posso permettermi che la macchina mi lasci a piedi, o di perdere tempo per un imprevisto. Mentre accompagno mio padre a casa, qualcuno mi suona col clacson. Guardo nello specchietto: Renato… “parli del diavolo…” E dal suo specchietto vedo oscillare un grosso, luccicante, corno rosso.

MICHELE, ESUBERANTE VOTATO AL CONTROLLO